LA LOGICA DELLA LAMPARA – Cristina Cassar Scalia

 

 

La logica della lampara - Cristina Cassar Scalia

 

“La pesca con la lampara ha una sua logica precisa. Si accende la luce, non si fa rumore, si sta fermi il più possibile e nel frattempo si armano le reti. Prima o poi anche i pesci più nascosti vengono a galla“.

È l’immagine perfetta che descrive questo nuovo caso, il secondo dopo Sabbia nera, di Vanina Guarrasi, la giovane vicequestora palermitana, “lo sceriffo in salsa sicula”,  al centro delle trame noir di Cristina Cassar Scalia.

Alle quattro del mattino, dalla loro barca, il pediatra Manfredi Monterreale e il giornalista Sante Tammaro avvistano un uomo che trascina una grossa valigia sugli scogli di Aci Trezza. Nelle stesse ore Vanina riceve una telefonata anonima con la quale viene informata dell’assassinio di una ragazza. Di chi si tratta? Soprattutto, dov’è il cadavere della donna? Come nell’episodio precedente, Vanina si lascia aiutare nelle indagini dall’ex commissario Biagio “Lando Buzzanca” Patanè. I due formano ormai una coppia fissa e incarnano le due facce della Sicilia che Cassar Scalia propone ai suoi lettori, una terra cioè eternamente sospesa tra passato e presente, tradizione e modernità. Di dna e whatsapp Patanè non ne sa nulla: Biagio annota tutto sul suo block notes, le sue sono indagini in bianco e nero, come i film che Vanina ama collezionare. La vicenda è complicata più di quanto sembri, e coinvolge le alte sfere della politica e dell’avvocatura catanese. Trama gialla e storie private si intrecciano in una costruzione armonica e gradevole, come dire: oltre il giallo c’è di più. Vanina è una poliziotta, ma è anche una donna, una figlia, talvolta un’amante occasionale. La logica della lampara è un romanzo denso di mistero, di sentimenti, con una connotazione ambientale fortissima. Nella scena iniziale, quella in cui i due amici in barca vedono la valigia abbandonata sugli scogli, la mente va ai Malavoglia di Verga. Tutto il romanzo, dalle atmosfere ai dialoghi tra i protagonisti, riflette immagini, ricordi di altre narrazioni: Sciascia, Brancati, Camilleri. I libri di Cassar Scalia hanno un sapore antico.

Angelo Cennamo

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FIORI SOPRA L’INFERNO – Ilaria Tuti

 

Fiori sopra l'inferno - Ilaria Tuti

“Mi chiamo Teresa Battaglia e vedo oltre i fiori che crescono sul terreno, vedo l’inferno che si spalanca sotto i nostri piedi”

Siamo a Travenì – nella realtà Tarvisio – tra le montagne innevate del Friuli. Teresa Battaglia è un commissario di polizia specializzato in profiling. Sessant’anni, massiccia “con le rughe su un viso che gli occhi maschili non cercavano più”, e con seri problemi di salute, Teresa non ha esattamente il fisico del ruolo del poliziotto da romanzo giallo. E’ una donna scorbutica, insolente, detestabile, ma esperta, molto esperta. Tra le montagne dove presta servizio viene ritrovato il cadavere di un uomo, e poco distante dal luogo del delitto un totem fatto con gli indumenti insanguinati della vittima. Quel totem, pensa Teresa, rappresenta l’assassino. Ad indagare con l’attempato commissario c’è un giovane ispettore, Massimo Marini, gentile, premuroso. Tra i due non corre buon sangue: Teresa provoca, rimprovera, ridicolizza ogni errore dettato dall’inesperienza. Marini non abbocca, anzi si lascia sedurre da quella supponenza, da quello stile burbero, ai limiti della buona educazione. Lo scenario è agghiacciante, spettrale, a metà strada tra la narrativa di Luca D’Andrea e quella di Stephen King….Misery deve morire….Shining. Il caso, anomalo, come il ricercato. La storia si snoda su due piani temporali: il presente è legato a una vicenda accaduta quarant’anni prima in un orfanatrofio oltre il confine italiano. L’infanzia, l’infanzia negata soprattutto, è uno dei temi portanti di questo libro nel quale ogni cosa ruota nel verso giusto e la suspense si taglia col coltello. Ilaria Tuti, scrittrice friulana dalla penna raffinata e pungente come una veterana americana, ha scritto un thriller magnifico e dato vita ad un personaggio originale e seducente. Teresa Battaglia, mi hai convinto. Gran romanzo.

Angelo Cennamo

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DALIA NERA – James Ellroy

 

Dalia nera - James Ellroy

In ogni romanzo di James Ellroy c’è un capitolo non scritto nel quale una giovane donna viene assassinata. Quella donna è sua madre. Ellroy aveva solo dodici anni. Dalia nera opera prima della nota quadrilogia di Los Angeles, romanzo uscito nel 1987, di questo schema meta-letterario ne è il paradigma migliore. Ellroy colloca la trama, ispirata ad un fatto realmente accaduto, nella Los Angeles degli anni Quaranta, ma potrebbe trattarsi di Chicago o New York – il solo limite di questo libro, perfetto in ogni sua componente: trama, dialoghi, spessore dei personaggi, scrittura, è quello della invisibilità dei luoghi. Non li vediamo. Non li vediamo perché Ellroy non ce li mostra. Poco importa. Dicevo della storia. Una giovane prostituta viene fatta a pezzi. Il suo nome era Elizabeth Ann Short, per tutti “Dalia nera” perché si vestiva solo di nero. Beth sognava il cinema e aveva un debole per gli uomini in divisa, intanto bazzicava squallidi locali notturni, la fogna di Los Angeles. Sul delitto indagano due poliziotti ex glorie della boxe: Dwight Bleichert e Lee Blanchard. Entrambi sono innamorati di Kay Lake, una ragazza che Lee aveva liberato dalle grinfie di un rapinatore molto violento. Kay è il personaggio chiave del romanzo: donna seducente, enigmatica, troia quanto basta. Il suo profilo, la sua visceralità, la fine intelligenza, vengono fuori quasi con prepotenza. Ellroy sa dare voce ai personaggi femminili, al centro della trama de Il sangue è randagio ci sono due donne indimenticabili, e in American tabloid la sorellastra di JFK dà una sterzata vincente, di grande intensità,  alla storia. Le indagini si rivelano più difficili del previsto, in nessun modo i due investigatori riescono a risalire al colpevole. La vicenda si complica oltremodo quando Lee scompare dalla scena lasciando il solo Dwight a destreggiarsi tra le due donne, la viva ( Kay), la morta (Beth). Le assenze della Dalia nera e di Lee riempiono il romanzo. Los Angeles si vedrà anche poco, ma il clima cruento, l’umanità perduta dei suoi bassifondi sono palpabili. Dalia nera racconta la storia di un’ossessione terribile, funesta “Il nostro sodalizio è stato infatti solo un tassello nel mosaico della Dalia. Che alla fine ci ha risucchiato entrambi”. Dwight finisce in preda a un delirio, la maledizione della Dalia si materializza nei corpi e nelle sembianze di altre donne. Dwight è James Ellroy, la Dalia lo spettro di sua madre. Capolavoro.

Angelo Cennamo

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SABBIA NERA – Cristina Cassar Scalia

 

Sabbia nera - Cristina Cassar Scalia

Nel montacarichi di una villa alle pendici dell’Etna viene ritrovato il cadavere mummificato di una prostituta. Cinquantasette anni prima, nella stessa villa, era stato assassinato Gaetano Burrano, uomo danaroso, di bell’aspetto, sciupafemmine inconsolabile. I due si conoscevano? Le loro morti sono collegate? A indagare è la Vicequestora Giovanna “Vanina” Guarrasi, trantanovenne palermitana dal curriculum sfavillante, figlia di un poliziotto ammazzato dalla mafia. Inizia così Sabbia nera il romanzo della svolta Noir e primo di una serie che ci auguriamo lunghissima, di Cristina Cassar Scalia, medico chirurgo specialista in Oftalmologia e autrice tra le più interessanti del fecondo universo thriller che domina ormai da qualche anno le classifiche dei libri. La misteriosa vicenda della mummia ritrovata costringe Vanina ad aprire un file anche sull’altro delitto e la coinvolge in una complicata opera di archeologia investigativa. Un viaggio a ritroso che trasporterà la giovane poliziotta in un’altra epoca, quella dei suoi amati film in bianco e nero girati nella Sicilia del dopoguerra. Vanina rintraccia e interroga vecchi testimoni, vecchi in ogni senso, ritrova gli spazi, i luoghi, le suppellettili, perfino l’auto sulla quale la vittima aveva viaggiato. Tutto è sorprendentemente rimasto com’era. E’ come se il tempo si fosse fermato a cinquant’anni prima. Sulla scena compare anche un ex commissario che aveva seguito il caso Burrano nella prima inchiesta: Biagio “Lando Buzzanca” Patanè, migliore attore non protagonista di questo romanzo meraviglioso – che desta meraviglia – con il quale Cristina Cassar Scalia ci spalanca le porte di una Sicilia perennemente in bilico tra passato e presente. Vanina che blocca la mano di Patanè sulla portiera della vecchia auto di Burrano perché non indossa il guanto di lattice è l’immagine più significativa di questo bizzarro interludio. Due epoche, due delitti, due poliziotti in una Catania in grande spolvero, sulla quale incombe la “Muntagna” con la sua fitta pioggia di cenere nera, nera come il mistero. Sabbia nera è un Giallo con tutti i crismi del Giallo classico, imperdibile per gli appassionati del genere e non solo. Tutto è ben congegnato: ambientazione, trama, personaggi, e la qualità della scrittura è alta come la tensione alimentata  dal racconto fin dalle sue prime battute. Cos’altro si può aggiungere: l’erede di Camilleri esiste, si chiama Cristina Cassar Scalia.

Angelo Cennamo

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LA MOGLIE PERFETTA – Roberto Costantini

 

La moglie perfetta - Roberto Costantini

Roma. Primi anni Duemila. Due matrimoni. L’italoamericano Victor Bonocore è uno stimato docente universitario. Sua moglie, Nicole Steel, una giovane donna, molto affascinante, succube di lui, della sua arroganza, delle sue manie sessuali soprattutto. Giovanni “Nanni” Annibaldi è uno psicologo specializzato nelle terapie di coppia. Bianca Benigni, un magistrato irreprensibile, vissuta secondo il principio del “dover essere”, innamorata delle debolezze di Nanni, delle sue fragilità. Nanni è un uomo senza libertà e senza coraggio. Bianca ha deciso di essere una donna felice, e ha costruito intorno a sé una vita fintamente perfetta. Il suo matrimonio è ordinato, fin troppo: il lavoro, un figlio da accudire, i fine settimana trascorsi dai suoceri. Tutto scorre secondo un copione necessario, improntato alla durevolezza “l’amore non è i cento metri, è la maratona”. Fin qui La moglie perfetta, quarto libro di Roberto Costantini, si direbbe un romanzo di sentimenti, una storia di fedeltà o infedeltà coniugale, quasi un trattato sulla incomunicabilità – e lo è – ma tra le vicende delle due coppie in crisi l’autore ha sviluppato una delle sue migliori trame gialle: l’omicidio di una ragazza stuprata all’uscita di una discoteca di Ostia. Ad indagare è come sempre Michele Balistreri, commissario di polizia con dei trascorsi in Libia, ex sciupafemmine, negli anni Settanta affiliato a Ordine Nuovo, oggi uomo solitario e senza famiglia. Balistreri non è uno stinco di santo, è un personaggio borderline poco simpatico, dallo stile rozzo e pragmatico: si convince che qualcuno sia il colpevole e fa di tutto per incastrarlo, fanculo il garantismo, fanculo le regole. Le storie delle due coppie nel frattempo si intrecciano pericolosamente: Nicole chiede a Nanni di “curare” il suo matrimonio, mentre la sorella di lei, una Lolita sfacciata e disinibita, prova a sedurlo. Un secondo delitto, che si scoprirà essere collegato al primo, finirà per complicare anche il matrimonio di Nanni, smascherarne le finzioni e stravolgere quel clima ordinato che Bianca aveva costruito intorno alla sua famiglia. Tutto allora precipita e nessuno dei protagonisti troverà scampo. La moglie perfetta è un romanzo polifonico – raccontato con più voci – ricco di spunti e di argomenti: l’amore, l’odio, il sesso, il malaffare, il senso della famiglia; con un impianto narrativo complesso ma solidissimo. La scrittura di Costantini è fluida, perfino migliorata rispetto agli esordi. Un giallo come Dio comanda.

Angelo Cennamo

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IO LA TROVERO’ – Romano De Marco

 

Io la troverò - Romano De Marco

Marco Tanzi dieci anni fa era un superpoliziotto stimato, ammirato, riverito. Oggi ha perso tutto: il lavoro, la casa, gli affetti più cari, il collega e amico fraterno Luca Betti, finito come gli altri in un vortice di tradimenti e di soprusi innescato dall’alcol e dalla droga e da sette anni di carcere scontati per una brutta faccenda collegata a una vendetta personale. Ma quando Luca si mette sulle sue tracce per comunicargli la scomparsa della figlia, Marco deve decidere se affondare per sempre o rinascere. Comincia così Io la troverò di Romano De Marco, voce tra le più autorevoli del thriller italiano, autore di altri romanzi di successo come Città di polvere, Ferro e fuoco, L’uomo di casa. La ricerca di Giulia è il tema centrale di questa storia, cruda, nerissima, ambientata in una Milano insolita e spietata, intorno al quale però ruotano altre trame legate ai rapporti familiari dei due protagonisti: i rispettivi matrimoni, i tradimenti reciproci, il rapporto con le figlie. Ma è soprattutto la rimozione del passato e la capacità di perdonare a tenere banco nel corso della narrazione, che De Marco ha impostato a più voci, alternate, con un ritmo serrato e una serie di colpi di scena che tiene alta la tensione dall’inizio alla fine del libro. Marco è un personaggio poco simpatico, anzi non lo è affatto: è un uomo violento, insensibile, capace delle peggiori nefandezze, destinato alla perdizione se il rapimento di sua figlia Giulia non lo avesse scosso, risollevato da quello stato di abbandono nel quale è crollato dopo il licenziamento e la galera. Di tutt’altra pasta è Luca, uomo buono fino all’eccesso, un eccesso che può arrivare perfino ad irritare i lettori: dopo tutto quello che ha fatto Marco alla sua vita, cosa spinge Luca a voler aiutare l’ex collega al punto di rischiare la sua stessa fine? L’indagine parallela e fuorilegge dei due è una corsa contro il tempo. De Marco è bravo nei dialoghi, nel creare un clima di suggestioni potenti, e nel disegnare personaggi credibili, perfettamente calati nella quotidianità. Io la troverò non è solo un poliziesco, ma un libro che indaga ad ampio spettro sui sentimenti umani. La prosa di De Marco è asciutta, precisa, plasmata sul linguaggio reale della strada. Dieci e lode.

Angelo Cennamo

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