GLI ESTIVI – LUCA RICCI

 

GLI ESTIVI - LUCA RICCI

 

“Chi ama non dovrebbe mai sposarsi, o chi si sposa non dovrebbe mai amarsi” è il senso in un tweet de Gli estivi, secondo capitolo, dopo Gli autunnali, di una futuribile quadrilogia che espone Luca Ricci nel ruolo di miglior matrimonialista della letteratura italiana. Al centro della storia – raccontata in prima persona da un funzionario Rai che ha così tempo libero da concedersi una seconda attività di scrittore, c’è una coppia di ultracinquantenni con un matrimonio ormai spento, noioso. Il romanzo, ambientato perlopiù sul litorale del Circeo e nel traffico della Pontina, si apre con un colpo di fulmine in una notte di stelle cadenti. In Trascurate Milano un uomo adulto si fa sedurre da una ragazzina tra i vagoni della metropolitana. Memorie di un sottosuolo vibrante e spregiudicato che sovverte l’ordine e la moralità della superficie. Ne Gli estivi il romanziere senza nome e senza idee perde la testa per un’adolescente in vacanza con delle amiche “Un desiderio che non aveva espresso, esaudito da una stella che non aveva visto cadere”. È un amore platonico, immaginato, fatto di sguardi, pensieri sconci e messaggi senza risposta. Un inconfessabile appuntamento con la fantasia che si ripete estate dopo estate, con lei che nel frattempo arriva a sposare un uomo perfino più adulto di lui. Lo scrittore senza nome ci fa venire in mente il Dorigo di Buzzati, la sua paura di invecchiare, l’incapacità di vivere la normalità familiare dei suoi coetanei. C’è sempre un po’ di Buzzati nelle trame di Ricci, il Buzzati migliore, quello malinconico, solitario, sopraffatto dal rimpianto. Lui, lei, l’altro. L’altro è Lello Annibali “…pubblicava i miei romanzi ed era il mio vicino di casa al mare, scapolo impenitente quanto goffo, segnato da palesi contraddizioni: misantropo con pose da viveur, Don Giovanni afflitto da impacci cronici“. Annibali è il vincitore morale del romanzo; ha il ruolo che ne Gli autunnali fu di Alberto Gittani: la sponda perfetta del protagonista, la voce della sua coscienza immatura, fragile, incompiuta. Solo, nostalgico, lussurioso – la scena di lui che se ne va in giro a promettere schede telefoniche a delle minorenni in cambio di sesso, è esilarante: Annibali ricorda il Sabbath di Philip Roth. Ma il suo personaggio serve a Ricci soprattutto a dare corpo e voce ad un’editoria di qualità che nel nostro paese sta andando alla deriva. Ecco l’altro tema del libro: la letteratura e tutto quello che le gira intorno. È un mondo senza speranza, orientato dai non lettori più che dai lettori, e dalle solite conventicole. Gli estivi è un romanzo sulle occasioni perdute ma anche il tributo ad un’epoca e ad una narrativa della quale Ricci si candida ad essere il giusto erede.

Angelo Cennamo

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