UNA CADILLAC ROSSO FUOCO – Joe R. Lansdale

Lui, lei, l’altro: al centro di “Una cadillac rosso fuoco” c’è il più classico dei triangoli amorosi. Lui è Ed Edwards, un commerciante di auto usate; lei Nancy Craig, donna bellissima e sfacciata – le donne nei libri di Lansdale sono tutte delle veneri disinibite – l’altro è Frank Craig, il marito ricco e violento di Nancy. Frank, che nella storia spiaccica al massimo dieci parole, gestisce un cimitero di animali e un Drive-in. E qui siamo in piena zona Lansdale: quanti romanzi il vecchio Joe ha ambientato da quelle parti? Ed ha venduto ai Craig una Cadillac apparentemente in buono stato – Ed conosce i trucchi del mestiere – ma le rate del prezzo non sono state più pagate. Strano per un uomo facoltoso come Frank. Quando Ed va a riprendersi la Cadillac, fa la conoscenza di Nancy e subito esplode la passione. Folle. Omicida. Nancy ha in mente un piano per liberarsi del marito e onorare quel contratto irrisolto: uccidere Frank, ereditare i suoi beni e spassarsela con Ed. Sembra una storia semplice, non proprio originale, lineare, e con pochi personaggi. Sembra. In verità Lansdale mette molta carne al fuoco e arricchisce il plot di numerosi colpi di scena e di dettagli interessanti. Ve ne dico uno: l’identità segreta di Ed, la stessa di Coleman Silk, il docente universitario del New England allontanato dal suo ateneo perché vittima di un equivoco, il protagonista de “La macchia umana” di Philip Roth. La storia è avvincente – parola abusata, lo so – ma in questo caso non c’è parola migliore per definire un romanzo che mantiene ritmo e tensione dalla prima all’ultima pagina. Uno dei migliori libri scritti da Lansdale in questo decennio. Uno dei migliori libri americani di questo annus horribilis. 


Angelo Cennamo  

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BROKEN – Don Winslow

I McNabb sono una famiglia di poliziotti; Jimmy ricorda il Malone di “Corruzione”, personaggio controverso, sanguigno, borderline, di origini irlandesi proprio come il superpoliziotto newyorchese dell’altro romanzo. Nel corso di una retata, suo fratello Danny viene sequestrato e fatto a pezzi dagli uomini di Oscar Diaz, boss del narcotraffico e appassionato di acquari: “Stai stressando i miei pesci” dice Oscar al suo scagnozzo Carlos in una delle scene migliori del racconto. Eva, madre di Jimmy e centralinista alla stazione di Polizia, chiede al figlio di vendicare il fratello assassinato. Inizia allora una feroce caccia all’uomo senza limiti e oltre la legge “Cinquantotto agenti aprono il fuoco, illuminando la notte di New Orleans.” 

Lou Lubesnick è sulle tracce di un misterioso rapinatore di gioielli lungo la 101, l’Highway che costeggia la California. La sua indagine on the road è un susseguirsi di immagini assolate di spiagge, amori e fughe in autostrada: un “Caccia al ladro” in salsa americana. 

Uno scimpanzé è fuggito dallo zoo di San Diego con una pistola. Il video diventa virale e il giovane poliziotto che lo insegue finisce in un loop di sfottò e umiliazioni. 

Duke è il re delle cauzioni, ascolta cool jazz su vinile e al tramonto si abbandona al ricordo della moglie morta. Con i suoi collaboratori, Neal Carey e Boone Daniels – due vecchie conoscenze dei lettori di Winslow – dà la caccia a Terry Maddux, leggenda del surf e della truffa, scappato in Messico. 

Ben, Chon e O sono in vacanza alle Hawaii ma non per questo dimenticano gli affari: il narcotraffico.

Calvin Strickland è un agente di frontiera; Cal pattuglia il confine tra Messico e Stati Uniti. Bella rogna. Un giorno, però, la sua routine viene spezzata dall’incontro con una bambina chiusa in gabbia. 

Broken è una raccolta di sei romanzi brevi. Dentro c’è l’essenza, la migliore identità di Don Winslow. Sono storie estreme di uomini e donne che si muovono lungo il crinale della legalità e della sopravvivenza. Storie di amori e di crudeltà che Winslow colloca tra la costa californiana – nel mondo del surf già esplorato con “La pattuglia dell’alba” e L’ora dei gentiluomini”; del traffico della droga, argomento che Winslow conosce come nessun altro scrittore al mondo: la sua trilogia (“Il potere del cane” – “Il cartello” – “Il confine”) è nella leggenda del crime – e il Texas, tra i migranti clandestini che dal Messico varcano il confine con gli Stati Uniti – il sesto romanzo “L’ultima cavalcata” ha più degli altri un taglio politico e polemico nei confronti delle strategie di contrasto attuate da Donald Trump. 529 pagine di emozioni forti, un mix ben calibrato di divertimento e azione. Sei Winslow all’altezza del miglior Winslow. 

Angelo Cennamo

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LUNAR PARK – Bret Easton Ellis

L’uomo. Lo scrittore. Il figlio che diventa scrittore di successo. Lo scrittore che diventa padre. Il drogato. L’alcolizzato. L’impasticcato. Il folle. Il depresso. Quanti Bret Easton Ellis ci sono in questo libro? “Lunar park” – Lunar con la erre finale, non è un refuso – esce nel 2005; Ellis ha già pubblicato “Meno di zero”, “Le regole dell’attrazione”, “American psycho” e “Glamorama”. È il suo momento migliore. Osannato. Acclamato come una pop star. Ricco sfondato. “Lunar park” è una pseudo autobiografia nella quale l’autore californiano mescola un po’ di cose e un po’ di personaggi, alcuni reali altri inventati o presi dai suoi romanzi precedenti. La storia – sarebbe più corretto dire la sequenza di fatti e di misfatti – è racchiusa in pochi giorni, un tempo che Ellis dilata oltre ogni limite per attuare numerose trasfigurazioni, di se stesso, di oggetti inanimati, dei fantasmi del passato che non smettono di tormentarlo. I temi principali sono la solitudine dello scrittore, la cui percezione della realtà è pericolosamente – a tratti comicamente – alterata dall’uso delle droghe, e la paternità: “Lunar park” è soprattutto un libro sull’essere padre. Due padri, quello di Bret Easton Ellis, che era già comparso sotto mentite spoglie nel personaggio di Patrick Bateman di “American psycho”; e lo stesso Ellis, che assume il ruolo di genitore, in corsa, dovendo poi faticare non poco per costruire e consolidare il rapporto con il figlio avuto dalla moglie Jayne. L’esperimento semiautobiografico è eccellente; il gioco di specchi di Ellis ha qualcosa di rothiano. Philip Roth simula e dissimula la verità, racconta se stesso con la mediazione del suo alter ego Zuckerman, lo scrittore fantasma. Ellis lo fa senza filtri, con spunti di iperrealismo che sfociano nell’horror. Il miglior libro di Bret Easton Ellis.

Angelo Cennamo

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L’ESTATE CHE SCIOLSE OGNI COSA – Tiffany McDaniel

Iowa writers’ workshop, ne avevamo parlato di recente a proposito di Stephen Markley e del suo romanzo d’esordio “Ohio”. In quel corso di scrittura – e trattandosi di “quel” corso di scrittura non dev’essere stata una coincidenza – si è formato anche Nickolas Butler, che qualche anno prima di Markley si era imposto con una bella storia ambientata nella stessa provincia americana, dal titolo “Shotgun lovesongs”. Dal Midwest di Markley e Butler e di tanti altri autori – parliamo di un territorio particolarmente fecondo per la narrativa Usa – proviene Tiffany McDaniel, più o meno coetanea degli altri due, ma cresciuta artisticamente fuori dal perimetro di quel celebre workshop, a dimostrazione del fatto che si può imparare a scrivere seguendo anche altre vie. Nel 2016 la McDaniel ha esordito con un libro che in poco tempo è diventato, in America come in Europa, un caso letterario. In Italia, “L’estate che sciolse ogni cosa” è pubblicato da una casa editrice chiamata Blu Atlantide, minuscola, semisconosciuta, un dettaglio che però non ha impedito al romanzo di riverberare anche qui da noi il successo di pubblico e di critica già ottenuto negli Stati Uniti. La vicenda si sviluppa in un breve arco temporale, vale a dire l’estate del 1984. La scelta del 1984 – anno che dà il titolo al capolavoro di George Orwell – non è casuale così come non lo è ogni altro particolare di questa storia che ha pochi precedenti nella letteratura recente – It? Nel libro di Stephen King, una cittadina del Maine – Derry – ogni ventotto anni viene posseduta da una forza malefica e multiforme che si sprigiona dalle viscere della terra. Nel romanzo di Tiffany McDaniel il demonio ha il volto nientemeno che di un tredicenne di colore con gli occhi verdi e con indosso una salopette logora. Sal, questo il nome del ragazzino, è arrivato in città non si sa da dove, rispondendo a un annuncio fatto pubblicare su un giornale locale da un avvocato, Autopsy Bliss, con il quale, senza mezzi termini, si invitava il diavolo a farsi vivo nella città di Breathed. A raccontare la storia è il figlio di Bliss, Fielding, oggi ottantaquatrenne – ecco l’84 che ritorna – ma che all’epoca dei fatti ha la stessa età di Sal. L’incontro tra i due ragazzini avviene in una torrida domenica estiva davanti al tribunale della città “Il caldo arrivò insieme al diavolo”. L’identità di Sal è per due terzi del libro il fulcro del racconto. Chi è questo strano bambino dalle iridi verdi come le foglie? Da dove arriva? Dov’è la sua famiglia? Le ricerche di Autopsy e dello sceriffo di zona non portano a nulla, e l’idea che il ragazzino possa essere chi dice di essere comincia poco alla volta ad insinuarsi tra gli abitanti di Breathed a seguito di una tragica sequela di eventi che non sembrano trovare altre spiegazioni. Sal, che nel frattempo viene ufficialmente adottato dai Bliss, deve vedersela con Elohim, uno scalpellino nano che più avanti nella storia diventerà un predicatore fanatico e pericoloso. L’eterna lotta tra il bene e il male, si direbbe, ma la McDaniel punta più in alto: ne riscrive le regole invertendo schemi e convinzioni. Sal diventa al tempo stesso carnefice e vittima di una comunità che lo giudica anche per il colore della pelle. Il diavolo ci appare dunque come un cristo perseguitato in un clamoroso ribaltamento di ruoli che non smette di generare dubbi, nei protagonisti come nel lettore. Si può voler bene al demonio? “L’estate che sciolse ogni cosa” è un romanzo di formazione dalle atmosfere gotiche; il lirismo, il misticismo di alcuni passaggi però fanno deviare la forma letteraria in quella del poema. Il tema ricorrente dell’angelico e del demoniaco, così come sviscerato dall’autrice, mi ha ricordato alcuni stralci iniziali di “Petrolio” di Pier Paolo Pasolini. La scrittura di Tiffany McDaniel è curatissima, elegante, ma mai vischiosa. I personaggi del libro, indimenticabili. Non credo di aver mai letto nulla di simile. 

Angelo Cennamo

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