THE FREE – Willy Vlautin

Leroy Kervin è un soldato della Guardia Nazionale ferito in Iraq. Rientrato negli Stati Uniti viene ricoverato prima in una casa famiglia per disabili, poi in ospedale a seguito di un tentativo di suicidio.

Freddie McCall prova a risollevarsi dopo aver perso tutto: la famiglia, la casa ereditata dai genitori. Fa più lavori, non tutti leciti, per pagarsi debiti e bollette. 

Pauline Hawkins è un’infermiera disillusa. Vive da sola, con un padre malato di mente. L’incontro fortuito con un’adolescente drogata e in fuga diventa per lei un’occasione di rinascita.

Sono loro i tre protaginisti di “The Free”, romanzo uscito negli Usa nel 2014, pubblicato in Italia cinque anni dopo da Jimenez, con la traduzione di Gianluca Testani. Di Willy Vlautin avevo già letto “Motel Life”, uno dei suoi quattro libri in circolazione, gli altri due sono “Verso nord” e “Io sarò qualcuno”. Vlautin è uno scrittore-musicista del Nevada, qui da noi semisconosciuto, ma dal talento cristallino, tra i migliori autori americani della sua generazione. Leroy è il reduce che abbiamo già visto in tante altre narrazioni, anche cinematografiche. I suoi flashback in corsivo sono lampi di guerra e ricordi sbiaditi di un amore forse finito. Freddie è un uomo sconfitto e nostalgico, ma volenteroso, non si dà per vinto. Il rapporto tra Pauline e la sua giovane paziente Jo, la strana e ambigua alchimia che si genera tra queste due donne di età diverse, ricorda l’affetto smarginato tra Elisabetta e Almarina nel bel romanzo di Valeria Parrella. Pauline è il personaggio riuscito meglio, per profondità, sensibilità, e per il modo in cui Vlautin la pone in relazione con gli altri. Leroy, Freddie, Pauline, così diversi e così uguali. Ciascuno dei tre cerca di dare un senso alla propria sofferenza. “The Free” è un libro sul dolore e la disperazione che però non affligge i lettori, piuttosto li invita a sperare. Somiglia a “Benedizione” di Kent Haruf, la stessa resilienza composta e silenziosa dei personaggi, la stessa saggezza genuina della provincia americana. Quello è il clima, quella la prosa. Vlautin è l’erede di Haruf.

Angelo Cennamo

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