FIGLI DELLA FURIA – Chris Kraus

Mi sono avvicinato a questo libro, scritto da un autore tedesco a me sconosciuto, incuriosito un po’ dal titolo – evocativo, quasi apocalittico – un po’ dalla sua mole: 889 pagine, lo spessore è quello del palmo di una mano. Il fascino e la fiducia che molti lettori ripongono nei libri lunghi è un argomento da approfondire. Regola numero uno: se hai cose poco interessanti da dire e quello che hai da dire lo dici anche male, a nessuno verrà in mente di sterminare la foresta amazzonica per pubblicare il tuo libro. “Figli della furia” è apparso la prima volta in Germania nel 2017; in Italia è arrivato in questi giorni – marzo 2021 – grazie a Sem, editore particolarmente attento alla letteratura americana (Amy Hempel, David Leavitt, tanto per fare qualche nome) ma anche alla narrativa  mitteleuropea, e l’opera di Chris Kraus – ora lo conosco – ne è la dimostrazione. Il romanzo si apre con due uomini che conversano in una stanza d’ospedale: un hippie reduce da un complicato intervento al cervello, e un ex agente segreto, la cui vita è praticamente il romanzo. Koja Solm – questo il nome del paziente ricoverato – è il secondo di due fratelli, il primogenito si chiama Hub, di una aristocratica famiglia lettone: padre artista, madre baronessa. Ai due fratelli presto si aggiunge Ev, una bambina orfana, adottata dai Solm grazie all’interessamento di una domestica. Siamo nei primi anni del Novecento. La storia raccontata da Koja in prima persona al suo vicino di letto attraversa tutto il secolo, o quasi. Non mi spingerò oltre nella trama, che è densissima di fatti storici realmente accaduti, personaggi veri e inventati, segreti, viaggi, traslochi, condanne, delitti, attentati riusciti o meno, ripicche, menzogne, figli nati o mai venuti al mondo; mi limiterò a dire che il librone di Kraus è quel che si dice un “romanzo mondo”, strutturato in tre blocchi osmotici: la ricostruzione storica – dall’affermazione del nazionalsocialismo alla nascita della Repubblica Federale Tedesca; la spy story – un complesso e avvincente intreccio di reti e programmi spionistici che coinvolgono SS, KGB, Mossad e CIA – la love story. La love story (vale a dire la corposa, nutritissima, narrazione delle vicende umane dei protagonisti, dalle relazioni semi-incestuose, ai dilemmi morali e ai drammi personali) è, a mio avviso, la parte migliore del libro. Non solo, ma è una componente utile, per non dire necessaria, a spezzare il ritmo delle sequenze belliche e investigative che, per quanto stimolanti e ben rappresentate, da sole non renderebbero il romanzo di Kraus un capolavoro, perché di questo stiamo parlando, di un capolavoro. Kraus ha impiegato molti anni per indagare e portare alla luce il materiale della sua storia, che, come dicevo, è in buona parte ispirata a vicende realmente accadute, ma la sua vera abilità – al di là della mera ricerca storiografica, efficace e cavillosa – è soprattutto quella di saper mescolare – con leggerezza, talvolta con ironia – il vero al falso, il pubblico al privato, e dare consistenza emotiva agli uomini e alle donne che sono al centro del racconto. Ev è un personaggio meraviglioso, impossibile non innamorarsene. Koja è un architetto senza laurea, un pittore anarchico, lontano da qualunque ideologia politica, refrattario ad ogni forma di indottrinamento, ma è abbrutito dalla guerra e costretto ad aderire alla causa nazista per fame. Hub, inizialmente teologo, è invece l’immagine dello stoicismo e della perdizione. Su tutti si staglia però la figura di Ev. Ev è la regina del romanzo: ebrea all’insaputa di tutti, sorella innamorata e perversa, medico coraggioso, moglie insicura, madre sconfitta. Non c’è scampo per i Solm. Nessuna redenzione. L’affresco disperato e umano, profondamente umano, di Kraus ha il sapore di certi classici della letteratura russa: l’infelicità dei Solm non somiglia a quella di nessun altro. Potente, emozionante, scorrevole nonostante tutto. 

Angelo Cennamo

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Una risposta a "FIGLI DELLA FURIA – Chris Kraus"

  1. Ho appena finito di leggerlo e la figura di ev l’ho sentita lontanissima dal mio sentire, non mi è piaciuta per niente, pensa tu come giocano le preferenze personali 😂

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