HOLIDAY – Stanley Middleton

Edwin Fisher è un giovane docente universitario in vacanza in una località balneare che frequentava durante l’infanzia. È da solo: Meg, sua moglie, è rimasta in città dopo l’ennesima lite. I due si sono lasciati. Nella stessa località Edwin scopre che sono venuti a villeggiare anche i suoceri. Un caso? Il padre di Meg si rivela fin da subito un bravo avvocato, un uomo saggio, astuto, proiettato, forse per deformazione professionale, alla mediazione. Mediazione è la parola chiave. La lunga e martellante mediazione dell’avvocato Vernon tra la figlia Meg e suo genero è una delle tracce essenziali di questo romanzo – vincitore nel 1974 del Booker Prize a pari merito con Nadine Gordimer. L’altra è l’assenza/presenza di Meg. Meg compare fisicamente solo nelle ultimissime pagine del libro, ma è sempre al centro di ogni pensiero o ricordo di Edwin; lei e il figlio morto, Donald. Qualcuno ha paragonato “Holiday”, forse la prova migliore del prolifico scrittore inglese Stanley Middleton, a “Stoner”, il capolavoro di John Williams rimasto sepolto per mezzo secolo prima che Anna Gavalda lo riesumasse da un inspiegabile oblio. Non ne comprendo le ragioni, a meno che la similitudine non si riferisca proprio a quella dimenticanza. Non penso neppure che “Holiday” abbia bisogno di blurb così spiazzanti per conquistarsi spazi di considerazione tra i lettori: è bello di suo. La vacanza di Edwin è leggera, appena briosa nel goffo tentativo di sedurre una giovane bagnante, sposata come lui, o di lasciarsi andare con un’altra villeggiante, anche lei sposata, ma più adulta e decisamente meno affascinante dell’altra.”Holiday” è essenzialmente un romanzo di dialoghi – perfetti, misurati – e di flashback sull’infanzia, a volte sui momenti di maggiore tensione del matrimonio. Le giornate di Edwin trascorrono senza sussulti, non accade un granchè, tutta la sua vita, del resto, al di là della tragedia di Donald, è povera di ricordi rilevanti. Eppure Edwin non percepisce la propria vita come la vita di un uomo infelice. Forse è proprio questo che rende speciale il romanzo.

Angelo Cennamo

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