NEMESI – Philip Roth

“Everyman”, “L’indignazione”, “Umiliazione”, “Nemesi” sono i quattro capitoli delle nemesi che chiudono la prodigiosa, irripetibile carriera di Philip Roth. 

“Nemesi” esce nel 2010. La sua brevità – poco più di centottanta pagine – si concentra su tre temi essenziali: l’epidemia di polio che colpisce la comunità di Newark nel 1944; la rettitudine e i sensi di colpa di Bucky Cantor, il ventenne protagonista della storia; l’odio di Bucky verso Dio, colpevole di averlo privato prima di sua madre morta durante il parto, poi dei suoi allievi colpiti dalla pestilenza, della propria integrità fisica, infine dell’amore incondizionato di Marcia, un tempo sua promessa sposa. 

Bucky è un giovane atleta, animatore di un campo giochi. Scartato dall’esercito per un problema alla vista, decide di combattere la sua guerra privata prendendosi cura di un gruppo di bambini. L’inutile fuga da Newark per raggiungere Marcia, costringerà Bucky a fare i conti con sé stesso e con l’Altissimo, che giudicherà unico colpevole di quella inarrestabile spirale di morte.

Quanto ci sia di Roth nel giovane ribelle di Newark è difficile dirlo: tutto o niente, Roth non smette mai di giocare con la verità. “Nemesi” è l’ultimo libro di Philip Roth, un congedo doloroso e poetico nel quale, nonostante tutto (i capolavori di Roth sono altri), ritroviamo molti pezzi del dna rothiano: l’infanzia nella città natale; l’amore perduto; la ribellione alla religione ebraica; la forza incontrastabile del destino. 

Angelo Cennamo

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