LA TERRA D’OMBRA – Ron Rash

È davvero singolare che uno dei maggiori scrittori americani, sto parlando di Ron Rash, voce eminente di quella letteratura del Sud che ha avuto in Faulkner, Flanery O’ Connor, Eudora Welty, i suoi punti di riferimento, sia stato letto per la prima e unica volta in Italia lo scorso anno. Il merito va a “La Nuova Frontiera”, editore da sempre attento alla narrativa d’oltreoceano, che si è aggiudicato i diritti di “Un piede in paradiso” – uno dei sette romanzi di Rash, uscito negli Stati Uniti vent’anni prima (nel 2002) – dopo una lunga e inspiegabile serie di rifiuti. 

Da qualche giorno è arrivato in libreria un secondo romanzo di Rash (stesso editore, stesso traduttore del precedente: Tommaso Pincio). 

Proprio come Faulkner, Rash ci regala storie di provincia, dolorose, dalla prosa disadorna ma cariche di pathos e dal sapore antico. Ancora una volta a dominare il racconto sono i luoghi impervi e selvaggi degli Appalachi. “La terra d’ombra” è una valle stretta dove perfino la luce stenta ad infilarsi. 

“Questo è un posto di cui la gente dovrebbe avere paura, non una valle buia qualsiasi”. 

La trama è essenziale, pochi i personaggi. Siamo negli anni Quaranta. In una fattoria della valle abitano i fratelli Shelton: Laurel, una giovane donna evitata da molti per via di una maldicenza; Hank, tornato da poco dalle trincee francesi e in procinto di sposare Carolyn. Le giornate scorrono lente, tra il lavoro nei campi e le faccende domestiche, un susseguirsi di flora e fauna, paesaggi, nomi di arnesi, dettagli: istantanee dai molti pixel che Rash sciorina con una naturalezza superba. La vita dei due fratelli, quella routine mista di semplicità e di noia, viene turbata da una misteriosa presenza: poco distante dalla fattoria Laurel scorge uno sconosciuto suonatore di flauto. Walter, questo il nome del giovane, è apparentemente muto, schivo. Laurel ne è attratta e prova a coinvolgrlo nella sua vita a due con il fratello. L’identità indecifrabile dell’ospite inatteso, i suoi silenzi, le nuove dinamiche interpersonali degli Shelton con la guerra sullo sfondo, sono la trama del libro. 

“La terra d’ombra” è un romanzo sulla diversità (Laurel è creduta una strega, Hank ha una sola mano, Walter ha perduto la voce), il pregiudizio, la solitudine, ma anche sull’impossibilità di sfuggire al proprio destino. A Faulkner sarebbe piaciuto. 

Angelo Cennamo

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