LA CRESTA DELL’ONDA – Thomas Pynchon

Cosa ci spinge a leggere o rileggere un autore difficile e bizzarro come Thomas Pynchon? Me lo chiedo ogni volta. Perdersi nei libri di Pynchon – la cui biografia sembra fotocopiata da quella di Salinger (è ancora vivo? È mai esistito? Qualcuno l’ha visto negli ultimi cinquant’anni?) – è soprattutto una sfida intellettuale. Per attutirne l’impatto devastante, questi libri andrebbero letti senza nessuno intorno – cane compreso, con le finestre chiuse, la tv spenta.

“La cresta dell’onda” – “Bleeding Edge” (brutta la traduzione del titolo in italiano) – non ha lo stesso tasso di difficoltà di opere come “L’arcobaleno della gravità” o de “L’incanto del lotto 49”, ma attraversare le sue 567 pagine non è come passeggiare per Central Park. Questo non tanto per la complessità in sé della costruzione narrativa, della scrittura, quanto per i numerosi rimandi a nomi e situazioni legate alla cultura e all’attualità americana (vivere negli Stati Uniti, essere americani, insomma stare lì, aiuta).

“Bleeding Edge” uscì nel 2013, due anni dopo l’attentato alle Torri Gemelle. È un romanzo sull’11 settembre? È anche un romanzo sull’11 settembre, anzi direi uno dei migliori sull’argomento. Ma come per ogni altro libro di Pynchon, la trama non è la parte essenziale. Al centro della storia troviamo Maxine Tarnow, madre divorziata di due bambini e investigatrice privata senza licenza. Maxine riceve la visita di Reg Despard – un filmaker mezzo matto che si è fatto notare per le sue involontarie rivisitazioni (zoomate giudicate “artistiche”) di film altrui, che aveva precedentemente conosciuto in una crociera – il quale la incarica di indagare su una società di sicurezza informatica chiamata Hashslingrz (poteva avere una denominazione meno complicata?), amministrata da un uomo d’affari senza scrupoli di nome Gabriel Ice, che, si scoprirà, trasferisce ingenti somme di denaro negli Emirati Arabi, forse per finanziare dei terroristi islamici.

Le avventure di Maxine si snodano in una New York scintillante, moderna e fuori da ogni cliché: “La cresta dell’onda” è un sostanzioso tributo alla Grande Mela. Le vicende personali della donna (i tentativi di riavvicinamento dell’ex marito, il rapporto con i figli) si intrecciano alle indagini e ai numerosi altri incontri e/o frequentazioni. March Kelleher è un’attivista di sinistra che Maxine ha conosciuto molti anni prima durante un sit-in di inquilini sfrattati. La figlia di March, Tallis, è sposata con Ice, il grande avversario di Maxine. Nicholas Windust è un falso agente dell’FBI, che lavora per un’altra agenzia governativa (TANGO). Di personaggi potrei citarne altri cento ma non è il caso di andare oltre. Prima di iniziare a seguire le indagini di Maxine vi suggerisco di prendere carta e penna per tracciare un paio di linee guida e marcare gli spazi di questo labirinto di trame e di sottotrame. Non capirete tutto ma capirete che non esiste un altro scrittore come Thomas Pynchon. 

Angelo Cennamo

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