I TEMPI NUOVI – Alessandro Robecchi

 

I tempi nuovi - Robecchi.jpg

 

Prendete un autore televisivo di programmi trash – pentito – ancora giovane, belloccio, con un bel po’ di grana, single. Affiancatelo ad un investigatore privato enigmatico e francazzista, che sulla targa della sua agenzia scrive “Sistemi Integrati” tanto per, e che per “integrare” meglio i “Sistemi” arruola una ex poliziotta non tanto ex, con un nome che sembra uscito da una commedia di Eduardo: Agatina. Aggiungete ora due sovrintendenti della Polizia di Stato, scoglionati ma ligi al dovere, e catapultate questa fauna di simpatici antieroi in una Milano caotica, rumorosa, dove per trovare parcheggio devi teletrasportarti ai moti del ’48. I tempi nuovi di Alessandro Robecchi è l’ultimo capitolo di una serialità che è entrata ormai a pieno titolo nel salotto buono della letteratura noir. Robecchi è italiano ma scrive come un texano che ascolta Giorgio Gaber. Carlo Monterossi  e Oscar Falcone avranno anche poco da spartire con i personaggi di Joe Lansdale, eppure le battute fulminanti dei loro dialoghi, serrati, dal ritmo cinematografico, sembrano uscite da romanzi come Rumble tumble o Mucho mojo. Nel nuovo episodio, gli Hap e Leonard dei Navigli devono rintracciare il marito di una “bella-donna-milanese-nel-pieno-dei-suoi-poteri”, che però non sembra affatto dispiaciuta per la misteriosa scomparsa del coniuge. La vicenda di Gloria Grechi, è questo il nome della donna, finirà per intrecciarsi ad una trama parallela – il doppio canale è uno schema tipico delle storie di Robecchi – che vede protagonista un giovane studente, tutto casa e aula universitaria, assassinato nella propria auto, senza una ragione apparente. Trattandosi di noir, il crimine ovviamente non è che un pretesto, un espediente narrativo del quale Robecchi si serve per raccontare molto di più. Intanto, la tivù commerciale di Flora De Pisis, la fabbrica della merda che adesso, per ordine del super direttore Calleri, deve rassicurare, non più terrorizzare i telespettatori. I tempi nuovi richiedono altri stili, nuovi linguaggi, ottimismo prima di tutto. Bella rivoluzione! E la povertà? Quella non puoi di certo mascherarla o meglio cancellarla con un sorriso luminoso della esuberante De Pisis. Nei tempi nuovi, distinguere un farabutto da una persona per bene è un esercizio complicato. Il crinale tra i buoni e i cattivi è diventato una linea scura sottilissima, tanto per ricitare Lansdale, e la storia inventata da Robecchi, con le sue declinazioni umane, politiche e sociologiche – il noir italiano è il nuovo romanzo sociale, ricordiamolo – ce lo racconta meglio di tanti editoriali e talk show televisivi.

Angelo Cennamo

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2 risposte a "I TEMPI NUOVI – Alessandro Robecchi"

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