CACCIA ALLE OMBRE – Herbert Lieberman

Chi ha avuto modo di leggere “Città di morti” e “Il fiore della notte” – i precedenti romanzi di Herbert Lieberman, entrambi pubblicati in Italia da minimum fax – si è già imbattuto in due personaggi molto empatici come l’anatomopatologo Paul Konig e il tenente della polizia Frank Mooney, rispettivamente protagonisti del primo e del secondo libro. In “Caccia alle ombre”, terzo capitolo di questa immaginaria trilogia di New York, i due li ritroviamo insieme ad indagare su un serial killer stupratore soprannominato Ombra Danzante. Il caso è complicato anche perché l’assassino potrebbe avere un emulo che ne segue le orme. Konig e Mooney sono due sessantenni prossimi alla pensione; due tipi burberi, disincantati, incazzati; ne hanno le tasche piene dei loro dannati mestieri. Ma ad accomunarli c’è anche un profondo senso di giustizia, un’etica professionale e una rettitudine che neppure la stanchezza riesce a scalfire. Konig è un uomo solo. Mooney lo è stato a lungo prima di incontrare Fritzi, la rossa che come lui gioca ai cavalli e che in quattro e quattr’otto lo ha sedotto e sposato nel precedente romanzo. “Caccia alle ombre” procede nel solco degli altri due libri: Lieberman cioè gioca a carte scoperte quasi subito, dà imbeccate, svela, eppure riesce a mantenere alta la tensione fino alla conclusione. La vicenda poliziesca di Konig e Mooney si intreccia alle trame di Warren Mars e di Ferris Koops, le altre facce della storia, che Lieberman contrappone ai due investigatori come in una esaltante partita a scacchi. Tutto è ben congegnato, ogni dettaglio s’incastra a quello successivo in una sequenza di eventi e circostanze precisi come il meccanismo di un orologio. I romanzi di Lieberman vengono definiti thriller letterari; è un’espressione che non mi è mai piaciuta perché lascia pensare che il thriller sia letteratura di rango inferiore. Nel caso di Lieberman però si può fare un’eccezione; la qualità della scrittura è così alta che l’idea più ampia di narrativa s’impone su quella del genere. “Caccia alle ombre” non richiede la lettura preventiva dei capitoli uno e due della trilogia; le storie dei tre romanzi sono, come si dice, autoconclusive, ma per apprezzare appieno le azioni dei protagonisti, conoscerne le origini, l’evoluzione delle loro esistenze travagliate – specialmente quella del medico legale – è preferibile avvicinarsi all’opera nella sua interezza. Lieberman va letto tutto. Ne vale la pena.

Angelo Cennamo

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